La militanza del piacere e della vita

[LGBTQI] Se pubblico sul mio profilo Facebook bandiere arcobaleno, banner dedicati al World Aids Day o all’IDAHOT, è probabile che le mie condivisioni raccolgano - oltre ai mugugni dei più restii - anche parecchi “mi piace”: i più, infatti, trovano costruttivo e virile l’attivismo per i diritti civili, una prova di coraggio e di determinazione sul cui scopo si può non concordare, ma è comprensibile a tutti: ognuno ha battaglie da portare avanti e ben venga chi non si tira indietro rispetto alla sua vita. Se poi, invece, compare la foto di un bel ragazzone in costume, aumentano le proteste: «ma che bisogno c’è?», «questo è esibizionismo!» e via blaterando.

E mi domando: ma di cosa parliamo? Qual è il problema? Possibile che mi riconoscano (a ragione o, più probabilmente, a torto) l’appellativo di attivista se affronto su un piano culturale e politico il problema dei diritti civili delle persone LGBTQI e poi, appena mi mostro nel mio essere per quello che sono, gay - ovvero un uomo a cui piacciono gli uomini - comincino i distinguo? È chiaro a chi legge e a chi visita la mia pagina FB che chi lotta non è solo un soldato, ma un essere umano? Per chi, per cosa combatte, se no, il soldato?

Esiste anche un pregiudizio sulla militanza, quello che vuole chi ci mette la faccia, chi ci crede e chi fa qualcosa (nel mio caso, giusto qualcosa) per la causa, come un ossuto e infaticabile ariete che, a testa bassa, sfonda le porte chiuse di una società ingiusta. Ma la tassonomia creata ad hoc da chi intende screditarci in quanto lesbiche, gay, bisessuali, transgender, queer e intersessuali ci vuole armati fino ai denti di polemiche e ostili contro tutto e tutti - che poi è un modo per operare uno svuotamento semantico su ciò che significa il nostro essere creature umane al di fuori dell’eteronormatività e di stereotipi di genere creati e difesi proprio da omofobi di ogni sorta.

Essere se stessi e deporre le corazze è il primo passo di ogni militanza che si rispetti e dimenticarlo significa sbagliare gli obiettivi delle battaglie - così come accogliere con mondana accondiscendenza le campagne di firme e cortei del pride senza tenere a mente di cosa stiamo parlando, di chi stiamo parlando, è come sbandierare il proprio volontariato nei rioni popolari, che fa figo. Rivendico con orgoglio ciò che il mio compagno dice di me scherzando, cioè che sono gay a convenienza, mi piacciono i bei ragazzi e non ho nulla delle attitudini artistiche o la sensibilità ai colori e alla moda che si attribuiscono di solito a noi omosessuali. Io non indosso sempre la divisa o giacca e cravatta, lotto per la mia vita e la mia cittadinanza - sto in trincea da quello sporco frocio che sono.

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