Michael Hoffman, Sogno di una notte di mezza estate

Gioiello insostituibile tra le commedie di Shakespeare, A Midsummer Night's Dream raccoglie intere tradizioni sceniche superando il modo in cui la drammaturgia è codificata, ma soprattutto facendone il presupposto di una nuova opera. Tre i nuclei tematici ripresi fedelmente dal film Sogno di una notte di mezza estate (1999, tit. or. A Midsummer Night's Dream) di Michael Hoffman. Il primo - la cornice - è anche il più pretestuoso e ininfluente, costituito dal marginale matrimonio di Teseo (David Strathairn) e Ippolita (Sophie Marceau). Per l'occasione, e siamo al secondo nucleo narrativo, un gruppo di attori di strada capitanati da Bottom (Kevin Kline) mette in scena con convenzioni teatrali a dir poco rudimentali il mito di Piramo e Tisbe; intanto nel bosco, e veniamo al terzo e ultimo blocco drammatico, Lisandro (Dominic West), Helena (Calista Flockhart), Demetrio (Christian Bale) ed Ermia (Anna Friel) affrontano un quadrilatero amoroso piuttosto complesso e a tratti spassosissimo per l'intervento precipitoso e disattento del meraviglioso folletto Puck (Stanley Tucci); questi però non agisce per conto suo, bensì su indicazioni di Oberon (Rupert Everett), che a sua volta ha qualche screzio con la sua bella Titania (Michelle Pfeiffer).

Non c'è pace nei sogni e nei boschi immaginati da Shakespeare: è tutto un ribollire di suoni, di desideri, di equivoci e di sentimenti: il palazzo di Teseo e Ippolita, con il suo agio aristocratico, rappresenta una tregua in una vita che non può avere pace definitiva o soluzione. Tutto lì sembra comporsi, trovare forma, arrestarsi, laddove nel turbinio degli alberi c'è un divenire senza sosta al quale gli stessi personaggi non si adeguano con facilità. Il film di Michael Hoffman, dunque, non risente in modo particolare dell'anacronismo evidente (arie d'opera italiana dell'800 e architetture e costumi coevi), ma è un'interpretazione personale e coerente di una commedia immortale, capace di prenderne in prestito le parole con fedeltà e intelligenza. Non tutti gli attori sono ugualmente convincenti e alcune scelte sorprendono rispetto alla prassi (penso soprattutto al Puck di Tucci), però nell'insieme Hoffman riesce a restituire la commedia nel suo ritmo vorticoso e in sequenze visive più statiche degne del più rutilante barocco sempre con garbo, ironia e buon gusto. Se il compito di mettere in scena il capolavoro di Shakespeare sfida le nostre attese e la nostra fantasia più o meno inconscia, direi che questo Sogno di una notte di mezza estate è un risultato più che meritorio e davvero pregevole del cinema targato U.S.A.

Roberto Oddo

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