World AIDS Day

Esistono almeno due ordini di motivi che impediscono una corretta gestione delle malattie a trasmissione sessuale, e in particolare l'AIDS, contro cui oggi ci si chiede di sensibilizzare il prossimo.

Una prima ragione è l'ignoranza concreta sull'ABC del contagio, dell'epidemiologia e sulle conseguenze di un'eventuale infezione. Contro i rudimenti della salvaguardia della propria vita, una campagna diffamatoria vuole che il preservativo o il femidom non risolvano il problema. Se è innegabile che la stabilità di una coppia e la reciproca fedeltà sono gli strumenti più sicuri per non rimanere vittime del virus dell'HIV, è anche vero che negare l'importanza determinante del preservativo nel caso di rapporti occasionali è perlomeno criminale. Come dire che la misura non è sufficiente, ma nella maggior parte dei casi, se usato con oculatezza e responsabilità, il condom scongiura il contagio. Tanto più che ci sono gruppi di persone, oggi come ieri, che scientemente rifiutano l'uso di misure profilattiche, lamentandone la riduzione del piacere e soprattutto della libertà: è propaganda insensata informare la popolazione della libera scelta di questi cittadini?

Oggi non è solo la cultura sanitaria a mancare, dal momento che lo Stato ha smesso di investire sul tema: spesso c'è difetto anche di maturità affettiva. Principali alleati dell'AIDS sono la paura, il silenzio della coppia, le rivalse, il bisogno di nuove esperienze e mille altri fattori che trasformano semplici regole igieniche, a prima vista economiche e indolori, in un problema molto più grande del singolo. Vittime di questo secondo nemico possiamo essere tutti in un momento di debolezza che magari poi non ci perdoniamo - e proprio l'assenza di dialogo con noi stessi e con l'altr* e lo sterile approccio colpevolistico con mille scuse possono talvolta frenarci dal prendere le necessarie precauzioni per salvaguardare la nostra e l'altrui salute. È stupefacente, invece, notare come coloro che avversano l'informazione sul sesso protetto riducano l'incontro erotico a pura espressione corporea dettata da una qualsivoglia irrefrenabile urgenza di fluidi corporei, come se l'erotismo fosse altro rispetto alla vita o comunque una "trasgressione" rispetto a una norma.

Solo educando i più giovani, già a scuola, a manifestare in modo corretto i propri sentimenti e le proprie pulsioni si può sperare di avere adulti responsabili verso di sé e verso gli altri. L'educazione all'affettività, con interventi di persone formate e come linea portante nelle ore curriculari a scuola, è uno strumento che noi, docenti e adulti in generale, dovremmo padroneggiare con sicurezza e usare con sapienza già su di noi.

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