Autodeterminazione

Ciò che, a mio avviso, riassume la mia lotta per i diritti civili è il principio di autodeterminazione. Alcuni soprattutto i cattolici, affermano di essere contrari perché ciò sarebbe in qualche modo un tradimento della vita così come ci è stata donata da Dio. Autodeterminarsi sarebbe insomma un modificare quanto abbiamo con criteri dipendenti da una volontà non educata ad attenersi a una presupposta "ragione naturale". Non occorre qui ribadire un principio elementare, ovvero che la lettura e l'interpretazione di un testo sacro sono in prima istanza processi culturali, cioè storici, e che non vi è nulla di immanente, meno che mai la relazione biunivoca tra Dio e Natura .

Quel che mi preme qui, semmai, è smontare l'assunto dell'arbitrarietà. Il principio civile di autodeterminazione si fonda su una cultura di sé orientata all'agire: voglio dire che il cittadino che abbia la possibilità di conoscersi, indagarsi, prendere atto dei presupposti della sua esistenza, del suo carattere, dei suoi limiti, delle sue doti, passa a un certo punto a diventare protagonista della sua vita. Quando si dice che a quarant'anni sei responsabile della faccia che hai, si presuppone appunto che sia in grado di prenderti carico dell'intera esistenza, anche di ciò che non dipende da te. Ma ciò accade "a quarant'anni", cioè in seguito a un progressivo atto di avvicinamento alla propria natura con i più congeniali tra gli strumenti di cui disponi.

Questo non vuol dire affatto che l'autodeterminazione sia scevra da errori, anzi; ma almeno si riconosce una valenza legata al presente e ai dati reali, anche con il rischio di deviare talvolta per il contingente. Non sto parlando, dunque, di una volontà assoluta, priva di agganci alla "natura" e alla "storia", ci mancherebbe: mi riferisco proprio al diritto civile a orientare la propria esistenza secondo un protagonismo che ci riguarda tutti, ognuno per la sua parte. Perciò è fondamentale puntare su una scuola che sia al centro dello Stato, che ne sia il motore, per garantire a quanti più studenti possibili la preparazione per essere padroni della propria vita; e perciò - non a caso - i gruppi più ostili alle libertà dei cittadini con la scusa del gender, coloro che si ritengono gli unici depositari del discorso sull’amore e sulla morte, fanno della scuola un terreno di battaglia, cercando di portare le famiglie a preferire gli istituti cattolici, per esempio, che garantirebbero una volontà appiattita su una codifica a senso unico della ragione.

L'autodeterminazione non è in contrasto con uno Stato forte e, meno che mai, ne prevede o ne auspica la dissoluzione: anzi lo Stato per garantire a tutti la propria libertà deve essere solido e il riferimento essenziale di ogni cittadino, che deve collaborare, ciascuno nel suo ruolo. Solo così si avrà la garanzia di una difesa della propria libertà di progettarsi e di realizzarsi con strumenti che devono essere messi a disposizione di tutti, e difesi dagli attacchi di chi ritiene di avere il monopolio della verità universale. È nell'ambito della propria autodeterminazione che i valori di un credo religioso devono essere garantiti ed esercitati, non imposti alle vite altrui. In questo modo, si creeranno anche gli spazi per la crescita di quelle persone che, per condizioni personali, non possono autodeterminarsi, ma verranno protetti e orientati da chi è loro vicino. Nel rispetto di quello che sono, di quello che possono dare e di ciò che per loro, di meglio, può essere la vita.

Post più popolari