Balzac, Il colonnello Chabert

Il colonnello Chabert (1832, tit. or. Le colonel Chabert) è uno dei romanzi della Commedia umana di Honoré de Balzac e fa parte delle Scene di vita privata. In effetti, nonostante il protagonista sia un militare, e dei più valorosi, che accompagnò Napoleone nelle sue campagne militari, la vicenda che vi si racconta ha un carattere squisitamente intimo, quasi cameristico. Colui che da tutti era ricordato come il colonnello Chabert risultava essere morto durante la battaglia di Eylau, che vide una vittoria inutile e sanguinosissima dei Francesi contro i Russi. In realtà, l'uomo riuscì miracolosamente a salvarsi e fece ritorno dopo dieci anni a Parigi, dopo sventure su sventure e un viaggio dolorosissimo. Nella sua città, d'altra parte, niente è più come prima e la moglie, che nel frattempo si è risposata ed è diventata la contessa Ferraud, non lo riconosce o finge di non riconoscerlo. Così l'uomo va da un avvocato, Derville, al quale riesce a raccontare la sua storia senza che l'interlocutore scoppi a ridere o lo prenda in giro: il legale, anzi, decide di aiutarlo e si fa intermediario tra Chabert e l'ex vedova.

Questa, in breve, la trama di una sottile e splendida histoire du soldat, non lontana da quell'archetipo ben noto che vuole un giovane tornare a casa dopo la guerra e trovare tutto stravolto (si ricordi la meravigliosa opera di Stravinsky del 1918, ispirata a sua volta ad Afans'ev). Ma, di paralleli, potremmo trovarne molti: una dozzina di anni dopo l'uscita de Il colonnello Chabert sempre in Francia vede la luce Il conte di Montecristo, storia di un altro ritorno imprevisto che sconvolge gli equilibri raggiunti in sua assenza, anche se i caratteri dell'indimenticabile eroe di Dumas sono ben diversi. Ci sarebbe allora Mattia Pascal, che però, dal canto suo, non smentisce la sua identificazione con un cadavere per poter cominciare una nuova vita lontana dai legacci sociali a cui è sottoposto e, quando si rende conto dell'errore, è troppo tardi per tornare indietro e l'uomo finisce per far visita regolare alla sua tomba. Le differenze ci sono un po' per ogni altro testo, ma non è questo il problema: il punto è che, per molti aspetti, almeno nella prima metà di questo brevissimo romanzo, siamo di fronte a una situazione davvero pirandelliana ante litteram: Chabert deve tornare a essere Chabert, e non uno che, dopo essere stato «sepolto tra i morti», ora è «sepolto tra i vivi». La forma non riesce a seguire la vita e, per la legge, l'uomo è un defunto (lo stesso Balzac ci ironizza su, perfino per bocca del suo eroe). Solo un complesso, e non per forza vantaggioso, processo di recupero legale potrà forse ridargli la sua identità, ma la sua esistenza intanto è stata stravolta.

Lo sviluppo del romanzo, in realtà, si allontana dall'umorismo tragico di Pirandello (anche se, a un certo punto, in nuce si può riconoscere un germoglio del dramma di Enrico IV): Il colonnello Chabert è, a tutti gli effetti, un libro originale francesissimo, imbevuto di Storia e di realismo, di tempo e di spazio, un libro il cui autore strizza l'occhio con fare sornione o addirittura spudorato al coevo sciovinismo francese, blandisce il suo pubblico con almeno un paio di stoccate magistrali. A 33 anni, e in realtà anche prima, Balzac era già un autore immenso e consapevole della sua voce e questo piccolo classico ce ne dà la misura. A mio avviso, l'ottima introduzione, più ancora che la resa in italiano, di Roberto Bonchio nell'edizione Newton Compton del 2012 è un valore aggiunto alla lettura, ma sono dell'avviso che la l'incontro con un libro del genere vada bene in ogni caso. E, siccome sono un insegnante, mi permetto di consigliarne la lettura ai ragazzi tra il quarto e il quinto anno di superiori, su queste pochissime pagine si può lavorare tantissimo e con grandissimo profitto.

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