Imparare i sapori

[Andar per gusti] Tempo fa scrivevo della difficoltà a ricordare i sapori con una lungimiranza che altrimenti non riconosco in me e, giustamente, concludevo sulla necessità di impararli. Mi riferivo senz'altro alla necessità di memorizzare il gusto del singolo vino, schedarli, in qualche modo, farli miei. Oggi, sarei un po' più radicale e forse meno ambizioso (in realtà, meno database).

Mi piacerebbe, se Babbo Natale si attarda ancora un po' da queste parti, riuscire a cogliere l'essenza di una data tipologia, perché da quello posso decidere se è quel tipo di vino che mi va e in che range sono disposto a rischiare per un calice. Esisterà mai un modo per imparare un vino come accade che impari, che so?, il gusto di una parmigiana, anche se irriconoscibile a prima vista?

Voglio dire: se dopo il mio primo Sauvignon Blanc ho insistito con altre bottiglie (finanche una non proprio da enoteca e però tutt'altro che spregevole) fino a potermi dire che ne ho capito il sapore, ne ho identificato il modo essenziale in cui invade la bocca (ogni vino ha un suo percorso sensoriale dalla chiostra dei denti alla gola), non posso dire lo stesso con nessun'altra tipologia di vino, ancora.

Sta di fatto che, se ancora mi limito a pochi aggettivi, chissà quanto ben dosati, (proprio come accade con la musica) e la loro combinazione non identifica nessuno degli altri vini che vado degustando. Nello stesso tempo, però, sento la necessità di una migliore sensibilità, perché bere con gusto ti educa al bere e, come capita a molti dilettanti per natura e per scelta, non tollero dilettantismi in ciò a cui mi approccio.

È incredibile quanto possa essere divertente parlare di vini, peccato scoprirsi sul più bello afasici o quasi completi analfabeti.

Post più popolari