Di quella volta che chiesi vini campani in enoteca

[Andar per gusti] Nel corso delle mie ultime ebbre scorribande in enoteca (e non), da qualche tempo in qua mi sono imbattuto in splendidi vini. Tra gli altri, in un eccellente Brunello di Montalcino (Fuligni), il primo della mia vita, lo confesso; e in due ottime lavorazioni del Grillo di Gorghi Tondi (il Kheirè e il loro divino muffato "Grillo d'oro"). Però questi vini, per diversi motivi, non mi hanno sorpreso: c'è qualcosa, nei grandi nomi, che in qualche modo, ti suona familiare e purtroppo finisci col farci il callo, con l'anestetizzarti (anche se ciò vuol dire che tu non sei ancora pronto per apprezzarli appieno).

No, la sorpresa è stata in altro senso: prima il Fiano di Avellino e poi il Taurasi, che ho degustato in entrambi i casi della casa vinicola Terre di Petrara. Soprattutto il Fiano è stato una tale gioia per il palato da avermi fatto sognare a lungo. Fresco, ma elegante, con quel delicatissimo e parecchio persistente aroma cedrato, me lo sono portato dietro per giorni (ancora non sono riuscito a procurarmelo, quindi chi volesse anticiparmi il regalo di compleanno sa dove trovarmi). Ho invece recuperato il Taurasi della Mastroberardino, che ha infranto ben più di un cuore l'altra sera in una cena tra amici (e che ho già ricomprato!).

Ma se pensate che accedere a tanta joie de vivre sia facile come bere un bicchiere di Franciacorta, bene, vi sbagliate di grosso. L'altra mattina, per esempio, sono andato nella mia enoteca di fiducia per chiedere del Fiano e il titolare mi ha guardato con un certo sconcerto. "Non ne abbiamo". Già perplesso per l'insolita chiusura da parte di una persona normalmente molto disponibile e piena di risorse, rischio con un "e Taurasi?", provocando nel mio interlocutore una specie di embolo. "No," mi ha detto deciso, "noi, vini campani, non ne trattiamo." E lì mi sono messo ad almanaccare sulle ragioni di tanta riluttanza.

Poi il mio compagno mi ha ricordato quell'episodio dei Simpson in cui Montgomery Burns schiaffa i barili di scorie nucleari dentro gli alberi e intanto su un ramo si vede camminare un roditore dagli occhi laser luminescenti. A quel punto ho capito la perplessità del mio bello. Cioè, l'Irpinia non è proprio la Terra dei fuochi, eh, però certo un po' di cautela male non farebbe. Anziché di berne tre casse al giorno, mi limiterò a due, parola di lupetto. Sono solo uno sporco e noiosissimo virtuoso, eh?

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