Gaetano Donizetti, La fille du régiment

[Opera] Quand'ero in quarta ginnasio diedi alla cieca il mio assenso per una recita scolastica, così, d'impulso come al mio solito. Appena mi ritrovai con i miei compagni d'avventura, mi raccontarono che avremmo messo in scena una specie di spin off di un'opera (ma non usarono quel termine oggi tanto in voga), La figlia del reggimento di Gaetano Donizetti. Io avrei dovuto interpretare il nipote di Tonio e Marie, un ragazzino ai quali i nonni affettuosi raccontavano il modo in cui si conobbero e poterono infine coronare il loro sogno d'amore tra mille ostacoli. Mi sono divertito da matti e, siccome ero piccoletto di dimensioni (no, perché invece ora...) e guerrafondaio, la mia parte prevedeva che imitassi lo scoppio dei fucili (o forse di cannoni, non ricordo bene), così che per tutto il corso del liceo mi chiamarono in tanti "booom booom" (e spero non lo facciano ancora adesso... almeno non davanti ai miei alunni, ecco). Era il mio primo incontro con la lirica, non ne capivo nulla e mi interessava davvero poco, ma quella musica mi piacque comunque e da allora sono legato moltissimo a questo titolo.

Ora che l'allestimento La fille du régiment (1840) di Filippo Crivelli torna al teatro Massimo non potevo proprio perdermelo (e per di più il mio compagno mi ha regalato il biglietto lo scorso Natale, diciamo che c'erano tutti gli ingredienti!). L'avrei visto in ogni caso, cioè, ma qui il cast era molto interessante a prescindere: intanto per il soprano, perché la parte di Marie è perfetta per Desirée Rancatore e lei infatti sembra essersi divertita da matti. Certo, vien da dire che se hai la voce, non puoi che spassartela in scena in quei panni (o, se così non è, che canti a fare?). Marie è la figlia illegittima della Marchesa di Berkenfield (Anna Maria Chiuri), anche se quest'ultima per pudore e per orgoglio dapprima la presenta come sua nipote. Com'è, come non è, la piccola alla nascita venne adottata da un intero reggimento di soldati e allevata da una schiera di uomini che (in assenza di una mamma) chiama uno per uno papà (aiuto, il gender!): è cresciuta così, allegra e genuina, ma coraggiosa e brillante. Nell'esercito nessuno osa contraddirla, così che lei è un secondo comandante  e anche questo si addice benissimo al temperamento scenico della cantante. Ma l'affinità con il personaggio non è solo teorica, perché Desidée Rancatore (soprattutto nel secondo atto) recita e canta benissimo dominando il palco da vera leonessa.

Accanto a lei si apprezza moltissimo la verve di Sulpice (Vincenzo Taormina), l'alleato di sempre e ancor più quando la Marchesa riprende con sé Marie e tenta di educarla in vista di un matrimonio vantaggioso nell'alta società: la ragazza è recalcitrante e le manca la vita da caserma e Sulpice stempera i suoi ardori echeggiando però il suo comprensibile disappunto (la scena topica della lezione di canto diventa così irresistibile). Ma soprattutto a Marie manca Tonio, il ragazzo che, nel rispetto di una convenzione operistica, per amor suo si è fatto soldato. Forse il tenore (Shalva Mukeria) è in effetti l'interprete che mi ha convinto meno, sebbene abbia il timbro giusto per la parte e canti senza farsi rimproverare nulla. Intorno a loro, una serie di personaggi, interpretati bene, con garbo e con simpatia, fa da coro a quest'alternarsi di momenti elegiaci e pura allegria. Segnalo dunque con piacere le buone prove teatrali almeno dell'Ortensio di Paolo Orecchia, della duchessa di Crackentorp di Daniela Mazzuccato e del maestro di ballo di Giuseppe Bonanno. Buona anche la bacchetta della bella Kery-Lynn Wilson, che ha diretto con eleganza e simpatia. Tutti sono stati accolti da ovazioni meritatissime al termine della recita domenicale, e feste a mai finire per la Rancatore.

Roberto Oddo

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