Paolo Sorrentino, Le conseguenze dell'amore

Le conseguenze dell'amore (2004) di Paolo Sorrentino è un film sulla solitudine straziante di un uomo misterioso e taciturno, Titta Di Girolamo (Toni Servillo). Titta abita a pensione in un albergo a Lugano, dove sembra lasciarsi scorrere la vita sulla pelle, senza nessuna attività che possa giustificare la sua ricchezza e la sua lunga permanenza in quel luogo distante dal mondo silenzioso. L'uomo, insonne e moderatamente (o direi piuttosto sprezzantemente) eroinomane, non riesce a legare con nessuno e anzi finisce con l'alienarsi, tra gli altri, anche Sofia (Olivia Magnani), la ragazza del bar che lo tratta dapprincipio con maggiore simpatia e con il sorriso che a lui manca. Qualche partita a carte in cui perde volentieri contro un avversario rapace quanto ingenuo e la moglie altera quanto ancora innamorata; qualche incontro caratterizzato da insofferenza e una gelosia maniacale del suo spazio è tutto quello che, sul piano narrativo, ci porta verso un finale fatto di banche e mafia che sembra squassare quella calma drogata e letale in cui vive Titta.

Quasi una favola, Le conseguenze dell'amore, ma una favola di disperazione e di morte: una favola in cui il necessario non manca e, se manca, viene sostituito dal desiderio senza sponda e senza meta. Si vive nel lusso senza amarlo e senza apprezzarlo, ma senza poterne fare a meno, droga tra le droghe: è una favola condotta benissimo per immagini gelide e perfette che già una dozzina d'anni or sono facevano pensare a un genio della fotografia. Questo di Paolo Sorrentino è un racconto attraverso la cinepresa, che sfiora temi essenziali rifiutandosi di affrontarli per lasciarli all'afasia del suo protagonista. Ciò ne fa un film senz'altro statico, non facile, ma neanche cerebrale: Titta è del tutto impermeabile alla simpatia degli spettatori, non ci costringe a elucubrazioni inutili, è perfino respingente, a meno di una qualche misteriosa empatia con lui per via del proprio riserbo. Le conseguenze dell'amore è un'incursione nel male di vivere attraverso tutto ciò che ci potrebbe dare la felicità o qualcosa che ci possiamo illudere di prendere per tale. O attraverso i suoi rottami reali e tangibilissimi per ognuno di noi.

Roberto Oddo

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