Scuola. 4 - Spider map, storia e attualità (la speculazione, inizio della conoscenza del vero)

Parlavi dell'ignoranza, mi ricordo. Se l'ignoranza fosse un vuoto, mi dicevi, sarebbe facile riempirlo di cose, di cultura, di civiltà. Ma l'ignoranza, caro mio, è un pieno. È un muro, e i muri si possono solo abbattere, oppure scavalcare.

[Scuola] Ogni giorno, i miei alunni, oltre ai compiti esplicitamente assegnati, sanno di doversi informare tramite tele - o radiogiornale o articoli di quotidiani online o cartacei. Trattandosi di ragazzi molto giovani (ho tre prime medie), insisto su una lettura familiare delle notizie, cioè ho esplicitamente parlato con i rappresentanti di classe dei genitori di una scelta della fonte condivisa in famiglia e possibilmente già discussa a casa, non mi preoccupo della "lettura" orientata (perché da parte mia non c'è e non ci sarà mai censura). Semmai mi interessano due aspetti essenziali: da un lato, che i miei alunni abbiano chiarissimo il quadro delle informazioni possedute e di quelle mancanti (proprio a mo' di checklist, intendo); dall'altro, che sappiano raccontare la notizia.

La lista di controllo prevede le consuete domande - chi-cosa-dove-quando-come-perché - e mi assicuro che ogni singolo tassello sia chiaro e che ognuno riesca a creare uno schema standard (che, in genere, ha la forma di una spider map). Questo esercizio di analisi e di sintesi è essenziale e molto complesso: tra gli altri, infatti, si corre il rischio che una delle etichette diventi l'oggetto della notizia facendo perdere l'articolarsi ordinato delle informazioni. Per cui se Renzi è stato contestato a Napoli, nello scherma rischiamo di confondere il chi e il cosa, ma questo riguarda il "titolo" della notizia, che in effetti si può formulare in via definitiva al termine del lavoro di classe. Naturalmente, il titolo ha un suo peso, perché costituisce l'argomento della discussione e, a sua volta, configura un tema che può evolversi e aggiornarsi nel tempo. Rispetto a questi temi, ciò che si dice (il rema, secondo una terminologia linguistica in uso) costituisce la novità, il tassello più recente.

Di ogni notizia, in sostanza, mi preoccupo del suo inserimento in una "storia" che va configurandosi giorno dopo giorno. Ciò porta a competenze essenziali per gli studenti, specie per i più giovani: intanto, e non è banale, la capacità di raccontare un fatto vissuto, o comunque di cui hanno esperienza diretta o indiretta, a partire da uno schema che ne evidenzia, sì, i fatti principali, ma in concreto ne smonta anche la linearità discorsiva. Come faccio, infatti, una volta che ho la spider map davanti a ricostruire il discorso su cui è stata progettata ed elaborare un testo accettabile? Questo, a dire il vero, è un problema di tutti gli schemi, sia nella loro realizzazione, sia nella loro decodifica: e non sono rari gli alunni - anche mediamente bravini - che hanno difficoltà a tradurre la sinossi di una mappa concettuale in un elaborato verbale che, per forza di cose, si sviluppa nel tempo. Ragazzi così devono essere aiutati a superare la loro ansia, un'ansia che, in fase di studio o di registrazione degli appunti, li porta a rinunciare alla sintesi in nome di una presunta completezza di dati, che in realtà nasconde seri problemi nella gerarchia dei dati.

D'altro canto, ma è solo la seconda faccia della medesima medaglia, il problema sta proprio in questo passaggio dalla sincronia alla diacronia: l'avere sott'occhio una tabulazione dei dati - organizzata nello spazio del foglio secondo un preciso linguaggio logico-grafico a cui sono educati da piccoli - impone staticità a quei fatti, li congela in una struttura da cui poi gli alunni non sanno muoversi. Non di rado, infatti, se chiamati a riassumere il contenuto della lezione che si sta concudendo, loro tacciano imbarazzati, incapaci di articolare parola: escludiamo pure i disattenti cronici, la difficoltà è sempre quella di narrare, di trovare gli snodi, i cambiamenti. Siamo allora di fronte, da un lato, a un serio problema di tipo linguistico, dall'altro al manifestarsi di una povertà narrativa disarmante. Su quest'ultimo problema, direi che la lettura è il rimedio principale - e intendo lettura come antologia e libri, ovvio, ma anche come educazione al cinema e alla musica; però rimedio, ribadisco, ovvero frutto di un progetto di lavoro da parte degli insegnanti.

Statua di Socrate, Atene
In tal senso, l'attualità è uno strumento fondamentale, perché i ragazzi sperimentano in prima persona, giorno dopo giorno, lo stratificarsi del rema e percepiscono dunque l'evoluzione rispetto a un tema creduto immutabile, perfino dogmatico, e che invece va cambiando aspetto sotto i loro occhi, senza perdere la sua centralità di oggetto di interesse. Per questo ritengo che parlare dell'oggi con attrezzature in qualche modo analoghe a quelle della Storia come disciplina scolastica (seppure con fonti incomparabilmente più ricche), sia oggi indispensabile non solo e non tanto per insegnare i fatti del passato, quanto per educare alla conoscenza dei fatti, o per essere un attimo più tecnici, a una prima forma di epistemologia. La semplicità, o se si vuole la banalità, di una spider map, tutt'altro che rivoluzionaria, diventa preziosa nel momento in cui lo schema lo si costruisce in classe con un attento e mirato lavoro di gruppo e soprattutto si intende portare avanti il discorso ben oltre la tabulazione.

Insieme ai problemi su evidenziati, infatti, una mappa concettuale ben costruita ha un grande vantaggio: l'assenza di un dato è lampante e i ragazzi ne sono padroni in modo più profondo, perché è la percezione (una buona volta!) di una mancanza a costringere all'indagine. Non è per riproporre a tutti i costi Socrate, ma se padroneggio la mia ignoranza, comincio davvero a dare importanza alla necessità di conoscere e dunque alle informazioni di cui vengo in possesso. E solo allora potrò davvero ragionare su una risposta, cominciare a speculare su un perché che poco mi convince e giungere a un quadro più completo (sarebbe bellissimo fare questo lavoro durante la visione di un film giallo, per esempio). Si dirà senz'altro che non ho i piedi per terra e che il mio impianto è troppo ambizioso. La risposta è facile ed è duplice: da un lato con i ragazzi "troppo ambizioso" è un ossimoro, o si punta in alto, o tanto vale rinunciarci; dall'altro, forse si dimentica che io non guardo agli alunni di prima media come se fossero in uscita, bensì a un progetto educativo a lungo raggio che, almeno negli anni della scuola dell'obbligo arrivi a fornire una struttura del sapere, un vero impianto che li porti in seguito a colmare le proprie lacune o almeno a riconoscere di averle. E magari a guardare all'oggi con uno spirito più curioso, ottimista e propositivo.

Roberto Oddo

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