Arthur Schnitzler, Fama tardiva

Vienna. Un anziano impiegato, Eduard Saxberger, dalla vita agiata e noiosa ha un trascorso di poeta: in gioventù, quando fantasia, energie e ragazze infuocavano le sue giornate, ha scritto un libro dal titolo tradizionalissimo nella letteratura germanica, Wanderungen, vale a dire Passeggiate. L'uomo, sedato dal suo lavoro di routine, non ci pensava neanche più, ma un giorno arriva un giovane a casa sua e, con profonda deferenza, gli porta gli omaggi della "giovane Vienna": Meier, questo il nome dell'artista, dice di trovato l'opera di Saxberger presso un antiquario e di aver amato profondamente quelle poesie, così come i suoi amici. Dopo un iniziale resistenza, il riscoperto poeta acconsente di incontrare i suoi giovani colleghi e comincia a frequentarli, infiammandosi ai loro discorsi, che appartenevano anche alla sua gioventù, e trascurando le tranquille e borghesi conoscenze della sua vecchiaia. Quando nella compagnia fa la sua comparsa anche la signorina Gasteiner, attrice drammatica, Saxberger si convince che non tutto è perduto e che forse, grazie a quei ragazzi, finalmente gli arriderà la fama, per quanto tardiva.

Arthur Schnitzler, Fama tardiva
Fama tardiva (1895, tit. or. Später RuhmArthur Schnitzler (1862-1931), pubblicato in Italia nel 2015 da Guanda, giusto un anno dopo l'edizione postuma uscita in Austria (per Paul Zsolnay), è una "novella": un protagonista passivo e in parte inconsapevole si lascia coinvolgere in un meccanismo più grande di lui che si dipana ai suoi occhi e lo schiaccia con la sua (relativa) eccezionalità. A sconvolgere Saxberger è, in realtà, la propria ambizione irrisolta, lo scoprirsi condannato a un'esistenza che non aveva nessuna relazione con l'idea di futuro che si era fatto da giovane. A questa brama si associa in parallelo l'ingratitudine di un pubblico viennese che non conoscerebbe - e non riconoscerebbe neppure - il genio, un pubblico abbrutito e mediocre. Ma cosa cerca, Saxberger, nel successo? Qual è la sua ambizione? Che tipo di risposta vuole dai lettori e dagli spettatori? In più di un caso, sembra che l'uomo voglia solo essere incensato e che comunque non sia in grado di intercettare neanche lo spirito che aveva pervaso la sua reale giovinezza. Saxberger, insomma, non sarebbe neanche in grado di intrattenere una conversazione sulle sue poesie, schiva l'argomento un po' imbarazzato, l'essere stato poeta un tempo gli basta - a suo dire - per distinguersi. Salvo che, un tempo, siamo stati tutti poeti e ciò - in mancanza di una "risposta" - ci rende semmai ancora più simili agli altri. Saxberger, uomo molto ordinario, ma sincero e ingenuo, rimane ancorato al suo presente, stordito da una promessa astratta.

Il breve romanzo di Arthur Schnitzler si snoda con una scrittura rapida e asciutta e tuttavia si ha la sensazione di un corpo un po' troppo voluminoso nel suo insieme. Vuoi la struggente atmosfera viennese, che pure viene ravvivata dallo sguardo sofferente e fresco del suo protagonista, vuoi il riproporsi di figure e di temi essenziali nella cultura mittelueropea, qualcosa rimane fluido, annebbiato, già visto.

Roberto Oddo

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