Londra, giorno 1

Londra, 18 luglio, h. 23 circa

Siamo arrivati di notte. L'aereo ha attraversato per tutta la sera laghi, laghetti e fiumi di luci tremolanti nella distesa riarsa del buio, ma su Londra ammara in un oceano festoso che sembra aspettarci. È immensa e la attraversiamo tutta fino a inabissarci nel silenzio della campagna su cui si estende l'aeroporto di Stansted.

I controlli in ingresso sono serratissimi, una sorta di dogana (che c'è venuto a fare? quanto sta? dove sta?). È troppo tardi, non ci sono mezzi se non costosissimi taxi, a quest'ora, abbiamo optato per un trasferimento privato. Alla guida, ovviamente, un indiano (o, più probabilmente, un pakistano). Tutto bene. 

Il tempo che mettiamo piede in albergo, sistemiamo il necessario e ci scrolliamo di dosso il viaggio, in Italia sono le 3.30. Precipitiamo in un sonno molto, molto breve, in seguito al quale siamo poco lucidi ed è mattina presto. La colazione è basic, come tutto nell'albergo: c'è l'indispensabile e niente di più. In una sala immensa, poca scelta replicata su più tavoli. Attorno a noi, una serie di "assistenti" controllano gli ospiti con fare un po' inquisitorio. Sembra quasi che ogni tavolo sia una vasca di un acquario verificata da un custode scrupoloso che però vorrebbe essere altrove.

Dopo una sosta a un information desk con un impiegato simpatico come un'invasione di blatte in uno sgabuzzino dentro cui ti hanno chiuso per la notte, proviamo a fare il giro della città con il percorso turistico. Certo, prima sbagliamo strada, ma non c'è niente di meglio dell'errare per conoscere.

L'autobus zoppica nel traffico insopportabile della City, accompagnandoci con un sonoro "tipico" come un gadget inutile: Greensleeves (se la sento un'altra volta, commetto uno sproposito) e quella che mi sembra una marcia da Pump and Circumstance di Elgar (ma non ne sono sicuro, non lo ascolto da tempo). L''ingorgo (traffic jam) è tale che tra  quel che spiega l'audioguida e il monumento a cui si riferiva passa troppo tempo. Annoiati dalla musica, molti turisti al piano di sopra dell'autobus si addormentano.

Credo di aver preso più sole su quel bus che a Palermo. Scendiamo, stremati e in un bagno di sudore, prima di aver completato il giro (possiamo risalire dopo) e mangiamo dalle parti di Westminster. niente male il fish & chips, ma il curry vegetariano soffre del solito equivoco sulla cucina indiana, che è speziatissima, sì, ma non piccante come un piatto calabrese o della Sicilia orientale.

Nel tour era prevista anche una crociera sul Tamigi ed è il momento più atteso per chi, come me, la farebbe pure tra i topi di fogna dell'Oreto. Devo fare i conti con il mio consueto immaginario melmoso di lunghe e immense distese piatte, placide, neutralizzate dalla gravità: il fiume di Londra ci trascina con le sue onde, ed è emozionante quasi come stare a mare, o il Douro vicino al delta sull'Atlantico. Ho fatto poche fotografie, le controllerò a casa. La crociera finisce troppo presto, torniamo in albergo e finalmente il sonno ci annichilisce.

Ci svegliamo che è già buio in una Londra serena, fa ancora caldo, ma l'aria è davvero piacevole. Mi sembra di essere qui da tempo e non è passato neanche un giorno tecnicamente. Ora che ho uno sguardo d'insieme sulle cose che possiamo vedere, ci tocca decidere cosa faremo domani. Ma potremmo tuffarci già ora.

Roberto Oddo


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