Star Trek Beyond (fantascienza e altri vezzi)

Comunque non vale averci messo quello strafigo di Chris Pine come capitano James Kirk: non potevo neanche distogliere troppo lo sguardo, vedendo Star Trek Beyond (2016), anche se - diciamolo - l'avrei fatto volentieri. Ennesimo sequel di una serie infinita, archetipo della fantascienza televisiva, la saga della nave stellare Enterprise trova nel più recente film di Justin Lil un capitolo (ansiogeno quant'altri mai) tutto da vedere - per coloro che hanno il modo e le coronarie per goderselo in 3D, almeno. Che poi la trama manchi quasi del tutto e, per quel che c'è, riproponga schemi vecchi centinaia di anni è un altro discorso. Non so voi, ma io rimango sempre più stupito di come, dal punto di vista della rappresentazione, i registi di fantascienza e fantasy attingano a uno stesso repertorio ormai piuttosto vecchio, altro che consolidato! A un certo punto non sai se stiano per comparire gli Ent o se una raffica di proiettili prootonici superradioattivi con coefficiente quantico stia per perforarti il quinto capello a destra, così, a scopo dimostrativo e giusto per mettere un po' di allegria nella truppa. Le scene di movimento sono confuse e, alla lunga, mi hanno annoiato, ripetitive e poco chiare, Gli attori potevano essere sostituiti da ologrammi (ma Chris Pine no, Chris Pine non me lo toccate). In effetti, l'unico oggetto di interesse (non sessuale, dico) per me era la rappresentazione della base stellare, una sorta di megalopoli tenuta insieme da una gravitazione artificiale che consente di ottimizzare gli spazi in modo funzionale e suggestivo. Si tratta di un paesaggio-cartolina, dentro cui si zumma con la logica della realtà aumentata. Troppo simile alla Terra, eppure pervasa di una luce incantevole. Un po' pochino per un film che raduna attori gettonatissimi (Zachary Quinto, Karl Urban, Zoe Saldana, Simon Pegg, Idris Elba), ma "questo passa il convento" in estate: un frullato senza narrativa e senza storia.

Roberto Oddo

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