Daniela Scrobogna e i vini del "Faro"

[Andar per gusti] Sette bicchieri e sette vini rossi per ognuno dei trenta e più ospiti in una splendida sala dell'hotel Mercure Palermo Excelsior City, il tutto sotto la guida di Daniela Scrobogna, Responsabile per la didattica della Fondazione Italiana Sommelier, e di Salvatore Geraci, architetto e patron della casa vinicola Palari (con sede a Santo Stefano Briga, nel messinese). Da  viti ad albero di un'ottantina d'anni piantate su un terreno calcareo-argilloso - diverso da quello della più meridionale zona lavica - nascono alcuni dei vini più raffinati d'Italia, che il pubblico ha incontrato in questa degustazione orchestrata con discrezione da Maria Antonietta Pioppo, Presidente della delegazione per la Sicilia Occidentale della F.I.S., Sul tavolo, tre annate di Rosso del soprano (il 2001, 2011 e il 2012), tre del Faro (sempre il 2001, poi il 2009 e il 2010) e infine il Santa.Nè del 2008, l'ultimo nato. Comuni a tutti l'incredibile sapidità e le note ferrose, nonché il bouquet di aromi che chiamiamo "macchia mediterranea". Si sente inoltre fortissima la nota iodata, ovvero il mare, quasi con la sua brezza, che, come sottolinea Geraci, è invece assente da buona parte della produzione vinicola della Sicilia (sempre per quello strano paradosso di un'isola ripiegata sulla sua matrice agraria e un po' dimentica del mare, come spesso avveniva ai Greci).

Piuttosto che procedere dal vino più giovane e fresco a quello più maturo, com'è consuetudine nel pianificare un menu, Daniela Scrobogna e Salvatore Geraci hanno preferito partire a rovescio, avvicinandoci via via alle produzioni più recenti ancora in commercio. Detta in altri termini, la degustazione è partita dai dalla coppia di vini del 2001, i due rossi capofila della cantina, ed è gradualmente passata ai vini più giovani: gli uni e gli altri (con una gradazione alcolica costante dal 13 al 13,5%), molto "scarichi" nel colore, hanno stupito gli astanti, i primi per la loro incredibile freschezza dopo quindici anni e i secondi per la loro maturità. Giusto per intenderci, Daniela Scrobogna ha fatto riferimento rispettivamente a vini del calibro dei Barolo e dei Pinot, e in effetti la complessità e le note cromatiche e aromatiche del Rosso del Soprano e del Faro si collocano in quella "forbice" sensoriale e rimandano a quel tipo di piacere gustativo. Il pubblico in sala ha potuto così apprezzare l'eleganza di un tannino che, specie nel Faro Palari, per quanto protagonista, non è mai componente invadente e negativa del bicchiere; più sottile, più discreto, invece, il tannino nel Rosso del soprano. che vede prevalere i gusti terrosi, fruttati e di tabacco. Opulento ed elegantissimo, molto più carico sul piano della densità cromatica, il Santa.Nè; maturato in botte due anni e mezzo e affinato in bottiglia almeno tre anni, è anche un po' più forte (14% di gradazione alcolica), un vino inebriante e corposo che rimanda, nella mia fantasia, a pasti baronali nei grandi e importanti palazzi siciliani.

Il blend di Nerello mascalese, che dà ricchezza aromatica, Nerello cappuccio, che conferisce il colore tipico, e Nocera, responsabile dell'acidità, rivela tutto il suo potenziale in vini dal carattere diverso e, a volte, anche dall'impronta emotiva antitetica, ma che confermano nel tempo le loro attitudini: è impressionante la vicinanza tra il Faro del 2001 e quello del 2009. Per quanto riguarda il gusto personale, la mia preferenza va quasi a pari merito al Faro del 2009 e al Santa.Nè, anche se trovo che l'aroma e il primo sorso del Rosso del Soprano del 2001 siano indimenticabili e. forse perché era il mio primo incontro con i vini della Palari, queste caratteristiche hanno dato un'impronta all'intera serata. Ma la degustazione non si è risolta per tutti allo stesso modo: al termine della serata, sono stati conferiti il titolo e li attestati di sommelier a quattro partecipanti del primo corso professionale organizzato dalla F.I.S. a Palermo. A loro, in particolare, va l'augurio di saper trarre profitto da un appuntamento caratterizzato dalle ottime doti comunicative della sempre splendida ed elegantissima Daniela Scrobogna e dalla disponibilità al confronto di Salvatore Geraci. Quanto al gusto dei vini, credo, la gioia sarà un patrimonio di tutti gli ospiti.

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Roberto Oddo

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