Fertiliy Day

Stamattina alla radio ho sentito Beatrice Lorenzin dire che non contano le polemiche, contano i fatti. E il fatto è che moltissime famiglie non sono informate sui problemi sanitari legati alla sfera della riproduzione.

E verrebbe quasi da essere d'accordo con quest'affermazione del Ministro della Salute, se non si sapesse da quali campagne mediatiche disastrose è stato accompagnato il suo Fertility Day. Ma, da comune mortale, da persona che non ha altre informazioni rispetto a quelle volontariamente diramate dai media, trovo che la mossa più disastrosa sia l'allontanamento della responsabile dell'ultima campagna. Non perché su quella fotografia manichea, dove ci sono il bene e il male tragicamente divisi da una linea spezzata, io abbia opinione diversa rispetto a quanti l'hanno già criticata. La prima e la seconda fase della promozione del Fertility Day sono state, a mio avviso, un disastro. Quello che lascia a bocca aperta è il fatto che una simile locandina sia stata ritirata solo dopo il tam-tam mediatico. E, vuoi che davvero l'immagine non avesse avuto il necessario visto prima della sua pubblicazione, vuoi che invece una simile gaffe sia stata sottolineata solo dall'opinione pubblica, il Ministero ci fa una pessima figura: per un cittadino, ed elettore, un po' alla buona come me: o non sono in grado di assicurare una comunicazione autorevole o non sanno garantirne la qualità.

Quali sono le buone abitudini promosse? Una bella passeggiata a mare con una persona dell'altro sesso e un'altra coppia eterosessuale di compagnia? Naturalmente i ragazzi (maschi), con quel caldo, stanno pure in camicia, mentre le ragazze possono/devono avere le spalle scoperte. E questo che c'entra con la sterilità? Forse l'ernia che può venire ai maschi se le loro spose o promesse spose non sono proprio in forma non favorisce l'ingravidamento della femmina? E poi, soprattutto, quali sono i cattivi compagni da evitare? Perché, anziché di far vedere una situazione di periferia, ammesso che non sia un bell'appartamento in centro, con ovvia ed esplicita squalifica dei personaggi ritratti, non si fa una seria campagna contro il fumo, che certo ha effetti negativi sulla fertilità e sulla salute del feto? Qual è l'informazione sulla salute e sulla fertilità che si sta dando? Si stanno solo indicando alcune persone come cattivi compagni.

Una campagna sulla fertilità che si rispetti è una campagna sulla genitorialità sostenibile, che non spazzi decenni di storia gridando d'orrore per la procreazione medicalmente assistita o addirittura per la stepchild adoption (cioè sui diritti di figli già nati). Una campagna del Ministero della Salute deve affrontare intanto gli aspetti sanitari della genitorialità, promuovendo una cultura della sessualità davvero aperta a tutto, tra cui alla procreazione. Ma "aperta" non significa, come dicono molti cattolici con un eufemismo che forse immaginano elegante e politically correct, "finalizzata". La gravidanza è una possibilità reale in un rapporto eterosessuale in età fertile, ma tra genitorialità e vita sessuale non c'è un rapporto biunivoco: sono tantissime le coppie eterosessuale in età fertile a non volere o a non potere avere figli e il sesso non è l'unico viatico alla genitorialità. A qualcuno può anche non piacere e allora è sempre libero di ricorrere ai metodi dei nostri nonni e incrociare le dita, oltre che le gambe.

La verità è che, da tempo, l'essere genitori è diventato uno status, una marca sociale e non è un caso che i figli sono visti sempre e solo come bambini, come esseri indifesi e incapaci di prendere decisioni o di garantirsi da sé la sussistenza, che devono avere il benestare e la protezione di altri umani più "grandi". Non tutti possono essere genitoori e non tutti lo vogliono essere. Se il problema fosse solo demografico, basterebbe estendere la procreazione medicalmente assistita a chi accetta la sfida di essere padre e/o madre e, ovviamente, l'adozione a tutte le coppie e ai single. Il punto è che no, che non si vuole questo: si pretende semmai di riprodurre, e imporre, un modello di famiglia che è predeterminato.  Per cui non ci si deve lamentare poi di trovare un uditorio sterile e sordo a ogni appalto dei propri genitali e, nel caso delle donne, del proprio intero corpo. Facciamo tutti insieme una campagna sulla sessualità e sulla rimozione degli ostacoli agli aspiranti genitori, una promozione della paternità e soprattutto della maternità nell'ambito professionale, e il Ministero della Salute troverà un intero Paese disposto ad ascoltarlo e a sostenerlo. Anzi: a reclamarlo (e da tempo) a gran voce. Ci hanno solo perso tempo.

Roberto Oddo

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