Storia di tre parole inglesi

[Scuola] Ero a casa dei miei, davanti a un computer, quando imparai il significato di join. Non che prima non mi fossi imbattuto nel termine, però non credo di averla capita fino a quando non sono entrato in una community (non escludo fosse una chat, ma chi lo sa, adesso?). Me lo ricordo perché fu un'intuizione, un evento che mi fece andare oltre quel che può dire un dizionario. La conoscenza di quella parola cambiò in qualche modo (e più che in qualche modo) la mia vita.

Poi venne gather, di cui ricordo quasi tutto: il mio compagno e io eravamo in una libreria internazionale a Parigi (meravigliosa, con scaffali e armadi in legno) e, tra una cosa e l'altra, nella sezione di Storia, mi trovo davanti al verbo. Solo allora si accende una lampadina, forse perché all'improvviso lo associo a together (e per chi ha un briciolo di esperienza in termini di apofonia il passaggio non è poi così strano). Ma insomma, il significato si fissa nella mia coscienza oltre i traducenti che mi aiutarono a individuarne il senso.

Infine venne scatter: ero a Londra e leggevo una biografia di Auden (precisamente una pagina nella quale alcuni sostenitori del poeta erano sparpagliati in teatro durante una sua lettura a mo' di claque). Anche questo termine mi era capitato "sotto mano", ma a un certo punto qualcosa è scattato. Ricordo tutto ciò come qualcosa di eccezionale: sono molte altre le parole che ho imparato e che forse userei senza problemi, ma in questi casi ho preso coscienza di me nell'apprendere, che è cosa ben diversa.

E quasi invidio il tempo in cui imparare era "normale" e non una specie di obscure hurt (per dirla con Henry James) e ci si beveva la vita a parole e a frasi intere. A meno che, a un certo punto, quelle "ferite" non si siano rimarginate e abbiamo dimenticato tutto del nostro apprendere; a meno che le parole non ne siano che le cicatrici di un tempo in cui non siamo stati più una possibilità, ma insieme una scoperta e una scelta. E a meno che a un certo punto ci sia un bivio e tu sappia la strada che prendi, per poi dimenticarla e trovarti a esistere per quel che sei.

Roberto Oddo 

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