Woody Allen, Café Society

Café Society (2016) è un centrifugato della cinematografia di Woody Allen: senza mai raggiungere le punte più basse di una produzione perlomeno deludente negli ultimi anni, rimane un pot-pourri gradevole e mondano, un parlarsi addosso senza sapere cosa dirsi, ma anche senza alcun imbarazzo nel riproporsi intatto o come caricatura.

Woody Allen - Cafè Society
L'occasione per parlare del cinema di Woody Allen è l'ennesimo film ambientato a cavallo delle due guerre, stavolta in un'America mezzo mafiosa e mezzo mondana, ma sempre parecchio naïf, un film "in costume" che non è un film storico e che di quegli anni '30 eredita solo silhouette già anacronistiche più o meno divertenti, ma lo sfondo visivo di un buon disco jazz (che, a sua volta, suona già molto Woody Allen). Sul bel mondo della Hollywood di star e di tresche, la presenza di Bobby (Jesse Eisenberg) - ingenuo e nevrotico, che più sagoma di Woody Allen non si può - incombe quale radar di tutte le falsità e idiozie di un mondo luccicante e invivibile (ma nel quale - e del quale - Woody Allen ha vissuto benissimo). L'uomo, con quel nome di cane, così comune e mansueto, si trova a contendere involontariamente allo zio Phil Stern (Steve Carell) l'amore della bellissima e solo apparentemente outsider Vonnie (Kirsten Stewart), la quale si mostra incerta sui suoi sentimenti e si comporta, mutatis mutandis, come un'eroina di Henry James a cavallo tra Europa e America. Tentata (più che attratta), da un lato, dalla café society, appunto, dal bel mondo e dalle belle serate spendaccione, ma anche forse dalla persona di Phil, la ragazza rimane sedotta dal pavido, inerte e ben più giovane Bobby: incerta tra genuinità ed estrema disinvoltura con le narrazioni del cinema e dei suoi personaggi, Vonnie tira così le fila di Café society e dei suoi sentimenti irrisolti.

Non basta appellarsi al bel mondo nel titolo per evitare l'incombere di qualche richiesta, o qualche pretesa per un film, sia pure d'evasione. Cafè Society scorre inerte e insignificante da una scena all'altra, senza danno per lo spettatore. La fiducia incrollabile nei vecchi capolavori fa sì che lo si scelga tra i molti titoli in programmazione ese ne esca tutto sommato felici di averlo aggiunto all'album, specie nella serata mensile a due euro per biglietto. Però la domanda fondamentale rimane sempre quella: a parte tutto quel parlarsi addosso, che ne è stato di Woody Allen?

Roberto Oddo

Post più popolari