Food porn: cucina e reality

[Andar per gusti] Impasta impana friggi asciuga servi giusto davanti alla telecamera. Bei piatti senza odore e senza sapore, suggestioni per la fantasia di telespettatori che passano da un programma di cucina all'altro. Sono il primo a non sottrarmi al food porn, perché adoro la cucina, come luogo e come tempo per sé e per gli altri. Da piccolo, amavo vedere le mie zie intente sul piano di lavoro, da quando sbucciavano le patate a quando un piatto prelibatissimo arrivava in tavola e non capivo bene perché o come diventasse tanto morbido e avvolgente se prima era tutto bitorzoli. Di sicuro nel forno un piccolo mago loro alleato faceva la magia e prodotti semplici, dozzinali come chi è cresciuto nel relativo benessere della famiglia borghese di tardo Novecento poteva trovarli, diventavano buoni. Ogni tanto accompagnavo le zie anche a fare la spesa e vedevo che sceglievano in cesti di cibo che per me, un po' superficiale, poteva essere anche di plastica, tanto tutto mi sembrava uguale. Poi a casa avveniva il miracolo. Ricordo in particolare quando una sorella della mamma mi faceva la crostata (e una volta proprio nella casa dove abito io adesso e che allora era sua): ero ghiottissimo della pasta frolla cruda... come non mi sia preso la salmonellosi è un mistero.

Alla scuola elementare, poi, mia madre mi accompagnava talmente presto che non c'era ancora nessuno in direzione o nella sala insegnanti: mi accoglieva la cuoca che preparava il pasto per il refettorio di non so più quanti bambini. Sono cresciuto vedendo cucinare e in modo maldestro ho sempre cercato di imitare (anche perché a pranzo sono stato spesso solo già dagli undici-dodici anni e in qualche modo dovevo pur mangiare). Preparare un pasto mi rilassa, mi scarica, mi diverte, ed è l'unico tipo di manualità che di quando in quando porta i suoi frutti. Mi interessa anche la cultura del cibo, o non farei un corso di sommelier professionale, tra l'altro piuttosto impegnativo, ma è proprio l'aspetto pratico a sedurmi: come si fanno le cose? Come si possono fare meglio?

Oggi che vedo poco le zie, e comunque loro purtroppo si dilettano molto di meno, mi arrangio con i reality di cucina, se proprio la televisione è già accesa. E allora, di nuovo: sbuccia trita soffriggi rosola inforna presenta. Di mangiare, non se ne parla. Il cibo, più o meno ben presentato, non ha odore e non ha sapore. E c'è di più: se prima i dilettanti allo sbaraglio andavano alla Corrida a far ridere di sé, oggi si è convinti che l'abbonamento a una rivista di cucina basti a presentarsi impuniti davanti alla telecamera (e non fanno proprio ridere). O che indubbie doti culinarie siano sufficienti a fare ristorazione, cosa ben diversa, più complessa e delicata (che mi piace approfondire). Com'è, come non è: tutti là a imitare famosi chef stellati o non. Ma la cosa che più mi disturba è il rovescio della medaglia: l'approccio reality investe lo spettacolo anche quando sono proprio gli chef a comparire in tv, vanificando l'esperienza e la quantità di cose che si possono imparare da chi ne sa indubbiamente più di noi. A furia di voler fare i piccoli cuochi, si finisce con il non saper più ascoltare e imparare davvero perché logorrea e aspetti del tutto marginali entrano a far parte della "trasmissione".

E dunque c'è ben poca trasmissione, allora. Sepolti da valanghe di cose e di idee, che poi in televisione sono solo vangate di nomi e di immagini, spesso inframmezzate da schiamazzi, perdiamo di vista l'esigenza di nutrirci e il piacere di gustare, con calma, con lentezza. Roland Barthes, in Miti d'oggi (1957) parlando della cucina francese faceva riferimento al sogno, all'estraneo alla quotidianità e all'apertura a un vero edonismo di tutti. Oggi, la cucina si è insozzata di tutti i nostri giorni senza essere diventata più familiare. Diventa un'ossessione, una gara frenetica, un gioco a premi, al più un'ammiccante promessa, cucina di mamma Rocca, si guarda ma non si tocca. Food porn, appunto, piaceri della carne in scatola. Asettica e igienica esperienza del cibo. Preferisco il buon sesso fatto in casa, c'è più gusto.

Roberto Oddo

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