Il giorno dei morti - La sfilata contro Halloween

In nova fert animus mutatas dicere formas
corpora; di, coeptis (nam vos mutastis et illas)
adspirate meis primaque ab origine mundi
ad mea perpetuum deducite tempora carmen!
Ovidio, Metamorfosi, I, 1-4

Halloween e le zucche
[Noticine] Diventeremo freddi - e fredde saranno un giorno le persone intorno a noi, quelle che ci piacciono e quelle che non ci piacciono. Ci scopriranno inerti e pesanti, come pesante e inerte saranno chiunque noi amiamo e il nostro più acerrimo nemico. Saremo guardati, forse toccati, senza che ci riuscirà di porre un limite. Fa parte della vita e spesso la febbre di andare avanti, la nostra corsa alla meta, le nostre passioni ce lo fanno dimenticare.

Siamo mortali perché siamo creature di carne e sangue. Viviamo (e facciamo benissimo) finché abbiamo fiato. Ciascuno come può, ciascuno come crede, fino in fondo. Credendo o meno che ci sia altro, o fingendo di accettare o non accettare che sia tutto. È un nostro diritto - e abbiamo il dovere di difenderlo, come il modo in cui viviamo. Dobbiamo difendere la nostra persona e la nostra spiritualità, la nostra dimensione contemplativa e l'amore per la vita, o siamo già morti.

Però, diciamolo, ci sono modi grotteschi di farlo. Sapere che a Palermo (come magari in altre città) il 31 ottobre, alcune comunità religiose hanno manifestato contro Halloween e una cosiddetta «dilagante cultura di morte» mette anche tristezza. E che lo facciano persone che professano, a parole, una religione incentrata sulla Pasqua, ovvero sulla morte e sulla resurrezione del Salvatore, loro che a parole testimoniano e spesso impongono una fede, mette anche rabbia. Di cosa stiamo parlando? Di quale morte parliamo? Certo non della stessa, perché non parliamo della stessa vita.

Queste "sentinelle della vita" sono maldestre e inconcludenti, sono offensive. Quello che potrebbero fare, loro che hanno un Dio di vita a cui credere, una speranza di una nuova vita che non sia "solo" carne, sangue e paura, è testimoniare la possibilità di essere altro, di vivere al di là della carne e della febbre di vita. La testimonianza che la morte va rispettata e onorata, che non la si deve inflazionare perché ogni morte è un tassello di un'esperienza di cui la nostra stessa morte fa parte. Ma a loro, che hanno una «verità rivelata», non viene mai il dubbio che la rivelazione fosse parziale: ragionano con il Paradiso «chiavi in mano».

Halloween e le zucche - Marcia contro la cultura di morte
Magari ci fosse una vera «cultura della morte»! Non come meta naturale dell'esistenza o come unico pensiero deprimente, ma come tappa necessaria di un ciclo naturale, che si conclude e si riversa sulla vita come trasformazione. Questo, forse, è il punto: una fede amplifica la vita per com'è, ne coglie l'essenziale e lo eterna, la paura preferisce immaginare che le cose si trasformino, assumano altre forme, magari irriconoscibili, che gli uomini non siano più umani dopo la loro esistenza, non siano più al centro del creato.

Forse non ci possiamo intendere su questo punto, lo so. È che per me è stupendo vivere anche se ne sono solo una parte, o addirittura un accidente. È che, se anche non ci capiamo, trovo meschino manifestare contro gli altri, esibire il bisogno, tutto cattolico fin nell'etimologia, di una comunità d'intenti attraverso una divisione tra «noi», che ovviamente abbiamo ragione e siamo nel giusto, e «loro», più o meno deviati e satanici, con la «ricorrenza, che è legata a una celebrazione occulta della morte».

A me tanto «occulta» non sembra. A me sembra che finalmente se ne parli senza commemorare o senza celebrare. A me sembra che si dovrebbe pronunciare di più la parola morte, che non la si dovrebbe censurare dietro eufemismi. Ne si dovrebbero presentare gli aspetti di altre esperienze, di altri modi di intenderla, essere testimoni. Parliamo di morte, anche se fosse il male. E può essere mai il male per chi crede? La morte non è «la verità», ma ne è un tassello ed è una realtà. Eufemismi e perifrasi sono solo un tappeto di menzogne sotto cui cacciamo lo sporco.

Abbiamo bisogno di mettere i piedi per terra, di tutta la realtà di questo mondo.

Ovidio, Metamorfosi, libro I
Articolo sulla marcia contro Halloween

Roberto Oddo

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