Matt Shepard Is A Friend Of Mine

[LGBTQI] Matthew Shepard era carino: biondino, timido, sorridente. Nel 1998 aveva ventidue anni e sapeva già di essere omosessuale, ne aveva parlato con i più cari amici e con la famiglia. La notte tra il 6 e 7 ottobre si trovava a bere una birra al Fireside Lounge di Laramie (nel Wyoming). Lì, Matt incontra Aaron McKinney e Russell Henderson, suoi coetanei, ed escono insieme dal locale. Comincia così la sua morte. Poteva essere un incontro foriero di ulteriori sviluppi e invece fu un massacro: dapprima il giovane fu derubato poi picchiato selvaggiamente e il suo corpo quasi irriconoscibile venne appeso a una staccionata. Fu scoperto la sera successiva e portato nell'ospedale di Fort Collins, in Colorado. I genitori, che si trovavano in Arabia Saudita per via del lavoro del padre Denis in una compagnia petrolifera, vennero avvisati subito, ma la corsa, tutto il loro affetto e i tentativi di dargli speranza e amore non sortirono l'effetto voluto. Così, Matt Shepard morì il 12 ottobre successivo.

Matt Shepard is a friend of mine - Omofobia, Hate Speech, Hate Crimes
Segue il processo, con Aaron McKinney che non tarda ad ammettere la sua colpevolezza. Intanto, però, un corteo guidato da Fred Phelps, pastore della Chiesa Battista di Westboro, si è lanciato in una campagna apertamente omofobica già durante il funerale, strillando che la morte di Matthew Shepard non era altro che un risultato della giusta ira di Dio contro i gay. Accanto alle attestazioni di amore e di vicinanza, dunque, la famiglia del ragazzo riceve tutta una serie di lettere che inneggiano al castigo divino per i froci e i legali di McKinney e Henderson tentano una strategia che da allora diventerà una specie di ritornello d'ordinanza per gli omofobi di tutto il mondo: gay panic. L'eventuale approccio apertamente omosessuale avrebbe provocato - e provocherebbe naturalmente, secondo gli avvocati - una reazione di rabbia istintiva ed esplosiva. Da quest'eccesso è nato il pestaggio del ragazzo. Buona parte dell'opinione pubblica americana, messa a conoscenza dai mezzi di tutta la Nazione, si mostrò vicina alla famiglia, ma la strategia difensiva aveva una certa presa sull'opinione pubblica e il testa-a-testa si fece da allora molto più esplicito e violento. Al di là del caso specifico, la strategia in tribunale consisteva nel giustificare certi casi di omicidio, includendoli surrettiziamente in una sorta di legittima difesa. Ma era una legittima «difesa» di una società che non tollerava alcuna difformità al suo interno. Fu grazie alla famiglia di Matt che cominciò a diffondersi una sensibilità specifica nei confronti degli hate speeches e degli hate crimes, ovvero di quei discorsi che diffondono odio e dei delitti che nascono dal disgusto verso gli altri.

Matt Shepard Is A Friend Of Mine (2014) racconta questa storia dal punto di vista degli amici, soffermandosi in particolare sul ruolo fondamentale rivestito dalla madre del ragazzo che ha reagito al lutto in modo propositivo. Tutta la vita di quella famiglia è franata, travolta dal dolore e dall'incomprensione, eppure la famiglia di Matt ha saputo fare dell'ambizione del ragazzo a cambiare il mondo uno stimolo per mettere sul campo e con tutti gli argomenti dell'accettazione reciproca. Per questo i coniugi Shepard non hanno voluto chiedere la condanna a morte per Aaron McKinney e Russell Henderson, già con loro si è voluto attuare questa politica di dialogo e di grazia. Nell'accorato docufilm voluto e realizzato da Michele Josue si può avere l'impressione che siano gli altri i veri protagonisti di questa rinascita, anche se la vita di Matthew, sempre raccontata e messa in primo piano attraverso filmati originali, fotografie e corrispondenza del ragazzo, non è il semplice sfondo di un sacrificio, bensì una molla, un tarlo, la coscienza di dover portare sempre con sé la rabbia e la voglia di superare il muro che ci divide dagli altri. Credo che, oggi più di ieri, noi persone LGBTQI dovremmo farci carico di questa memoria e rivendicare, ciascuno in prima persona, una battaglia di giustizia e soprattutto una rivoluzione culturale: contro chi parla di Dio per evocare colleriche e indiscriminate vendette del Cielo e della Natura e contro ogni pretesa di colpevolizzare le vittime di odio, brame e violenza.

Matthew Shepard Foundation

Roberto Oddo

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