Carmen di Bizet secondo Calixto Bieito (et vive la musique qui nous tombe du ciel)

Calixto Bieito (regista di Carmen di Georges Bizet)
[Opera] Non ricordo bene chi abbia definito la Carmen (1875) una sfilza di canzoni. Ma basterebbe assistervi dal vivo per rendersi conto di come il canto nel capolavoro di Georges Bizet (1838-1875) sia, per dirla con il teatro epico brechtiano, tematico e non solo un linguaggio artistico. Nel gioco armonico di una musica superba, si inseriscono le canzoni della protagonista che sfacciatamente parla o si rifiuta di parlare, canta, danza, è padrona del suo corpo e della sua voce, si sbraccia con tutta la sua fisicità, con tutta la sua realtà di fiato e di pelle da accarezzare, di corpo da desiderare e da amare. La storia della bella sigaraia che prima seduce Don José per farsi liberare da un arresto sicuro e poi si stanca di lui per seguire le fosche vicende del toréador Escamillo deve essere goduta a teatro, come e forse più di tante altre opere. Sarà che il suo giovane compositore non ne riuscì ad apprezzare il successo e si dovette accontentare delle prime catastrofi davanti a un pubblico disorientato, la scena di quest'Opéra-comique rivela quel genio che oggi ci appare chiaro e che forse non si impone neanche nelle migliori incisioni.

Una regia come quella dello spagnolo Calixto Bieito (sia pure ripresa ora, dopo pochi anni dal primo passaggio al teatro Massimo di Palermo, da Joan Antòn Rechi) si potrebbe dunque assumere come cartina Tornasole delle possibilità di evolversi da parte di una trama immortale, di trovare nuovi sfondi e nuovi significati più "vicini" a noi. E invece questa messa in scena è tradizionalissima, al di là di un décor oggi senz'altro consueto, ma certo non filologicamente impeccabile: voglio dire che, se andiamo oltre la superficie, l'identità dei personaggi e i loro rapporti sono descritti con una precisione a dir poco millimetrica. Se quello di Bieito voleva essere uno slittamento provocatorio, perciò non riesce. Se invece l'intento era quello di restituirci Carmen nel modo migliore possibile, direi che il capolavoro di Bizet (al di là di qualche ridondanza) non ci perde proprio nulla nel balletto adamitico dello splendido performer (Alessandro Cascioli), nei colpi di clacson, nelle macchine e nei modi mafiosi della combriccola di Escamillo. L'opera, e il gioiello di Bizet in particolare, resiste anche a una piatta esecuzione "in costume" delle didascalie del libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, ma l'impronta autoriale del regista in certi casi vuole imprimersi sulla partitura.

E, se veniamo appunto alla musica, direi che il risultato è in gran parte positivo. Intanto la protagonista, il soprano armeno Varduhi Abrahamyan, è davvero una bella conferma nel panorama europeo: il ruolo è non solo nel suo repertorio, ma anche nel suo registro e la caratterizzazione del personaggio è perfetta. Ad ascoltarla sui brani condivisi in rete, sembra che la sua voce sia più scura e contraltile, però dal vivo si accende di una luce tutta sua, a tratti direi rossiniana. Al suo fianco, può lasciare un po' perplessi la linea di canto del Don José del tenore messicano Arturo Chacón-Cruz, che in parte compensa con il temperamento (nei limiti di un personaggio che non offre grande spazio alla profondità o al piglio eroico). D'altra pasta, invece, la Micaëla di Maria Katzarava (messicana anche lei): certo, il suo timbro non è quel miele inesauribile che siamo abituati a sentire nelle incisioni di riferimento, però, oltre a essere intonatissima, è l'interprete giusta per lo spettacolo e lo valorizza con il suo canto (in particolare nell'aria del terzo atto, Je dis que rien ne m'épouvante). Decisamente in parte anche l'Escamillo del croato Marko Mimica, bassobaritono di tutto rispetto e di bella e sicura presenza scenica. Del resto del cast, segnalerei almeno l'ottima sintonia che avevamo già apprezzato tra Marina Bucciarelli (Frasquita) e Annunziata Vestri (Mercédès).

A capo dell'Orchestra del Teatro Massimo di Palermo, il direttore argentino Alejo Pérez, che disorienta un po' con i tempi, pur sapendo restituire tutta la bellezza della magnifica partitura. Sotto la guida sicura di Pietro Monti, ho trovato ancora una volta ottimo il lavoro del coro, parecchio coinvolto in scena e davvero protagonista di uno spettacolo che non passa inosservato e non si fa dimenticare.

Roberto Oddo

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