Fabio Geda, Nel mare ci sono i coccodrilli

Enaiatollah Akbari ha circa dieci anni quando sua madre lo abbandona dopo avergli raccomandato di non drogarsi, di non usare le armi contro gli altri, di non truffare. Il ragazzino deve cominciare a cavarsela da solo e conosce troppo in fretta i confini tra i diversi Paesi del Medio Oriente e tra popolazioni sunnite e altre sciite. Impara dalla strada le differenze etniche e capisce che non ci sta: inizia così un viaggio che lo porta infine in Italia, attraverso peregrinazioni per l'Afghanistan, il Pakistan, l'Iran, la Turchia, la Grecia. Nel mare ci sono i coccodrilli (2010), premiatissimo romanzo di Fabio Geda (edito da Baldini e Castoldi), racconta di un migrante indefesso che supera con salvifica innocenza dogane popolate di nemici: farneticanti forze dell'ordine (o piuttosto del disordine) in divisa che sembrano addestrate all'unico scopo di garantire lo sfruttamento invasato e il ludibrio osceno di falangi di effimeri vincitori in un mondo radicalizzato.

Fabio Geda - Nel mare ci sono i coccodrilli, Baldini & Castoldi/Dalai (Migranti)
Il viaggio di Enaiat è vissuto come una costellazione di momenti in cui poter dire finalmente casa dopo aver lasciato la sua. La ricerca di una stabilità degli affetti e della residenza e la possibilità di costruire il suo futuro puntellano una vita vissuta tra il necessario nascondersi e una naturale socievolezza. Enaiatollah Akbari, così come ne leggiamo nel romanzo, è un ragazzo adorabile: aperto, sveglio, di buon senso e soprattutto di buon cuore. Eppure, se escludiamo l'autorità, intesa quale arbitrario, fatale e molto lasco manicheismo, sembra che quella, quieta e amichevole, sia l'indole di un popolo alle prese con le proprie privazioni. I personaggi con cui il lettore fa la conoscenza, vite in carne e ossa, sono figli di questa violenza e di popoli sgomenti: il loro sguardo di orfani tradisce questo stupore addolorato per tanta crudeltà, ma in buona parte anche una partecipazione profonda e una vibrazione solidale a questo modo di vivere settario. Enaiat è un migrante prima di tutto perché deve attraversare simili dogane tra il mondo conosciuto e quello che non sapeva neanche esistere. Però gli ostacoli, che nascono già nella regione che il giovane conosce meglio, si moltiplicano di giorno in giorno, nel momento in cui Enaiat deve sperimentare ciò che la sua ignoranza (che non è mai ingenuità) fino a un certo punto gli aveva celato. Insieme a lui si attraversa, come angeli tra pochi altri angeli, un planisfero di dolore e di intolleranza, costringendo il proprio corpo e la propria mente a incredibili acrobazie per un po' di pace, nell'incertezza continua di poter riuscire meglio a cavarsela nella fuga da soli oppure con degli amici. Cosa è meglio? Cosa funziona meglio? E chissà poi se davvero nel mare ci sono i coccodrilli.

Di quest'esperienza, Nel mare ci sono i coccodrilli è un resoconto splendido. Scritto in una lingua dal sapore fortemente orale che echeggia la forma-intervista, e che viene valorizzata moltissimo nell'audiolibro splendidamente realizzato con la voce di Paolo Briguglia, il romanzo di Fabio Geda è, a buon diritto, un bestseller dalla sua uscita. Avventuroso e al contempo lirico, capace di una sintesi toccante, che risuona della sua semplicità e non lesina (neanche troppo implicite) sferzate contro la nostra inconsapevolezza del paradiso in cui potremmo vivere, se solo ci rimboccassimo le maniche: un mondo in cui decidere del proprio futuro, con l'impegno e la passione di chi ci può credere davvero e deve solo sfruttare le occasioni che vengono offerte. Nel mare ci sono i coccodrilli, dunque, è retorico, nel senso che restituisce a parole, in modo efficace e avvincente, un'esperienza e le riflessioni su ciò che si osa; per la stessa ragione è anche e soprattutto un'esperienza per il lettore che, attraverso quelle stesse parole, se vuole, si dispone un po' più a viaggiare e ad accogliere.

Roberto Oddo

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