Norma al teatro Massimo di Palermo

[Opera] Ogni volta che vedo Norma a teatro, ho l'impressione che avvenga qualcosa di importante. Vincenzo Bellini è il primo compositore d'opera di cui mi sia davvero innamorato: sarà che ho bisogno di morbidezza, sarà che ne apprezzo l'eleganza vellutata, ma mi sembra che qui si raggiungano vette che il belcanto raramente toccherà in seguito. Certo, nutro importanti riserve sulla trama e sul libretto di Felice Romani, ma di fronte a quelle melodie e a quegli incastri vocali rimango sempre senza parole.

Una volta, durante un'intervista radiofonica, Renata Scotto disse che per qualunque soprano Norma è un punto d'arrivo indiscutibile, certo: ad avere la voce. Ecco: per l'allestimento proposto questo febbraio al Teatro Massimo di Palermo, c'era almeno il nome di Mariella Devia nel ruolo della protagonista a fare da richiamo e l'interesse per una versione con due soprani, anziché il più gettonato cast con Norma soprano e Adalgisa mezzosoprano, comunissimo del XX secolo e dunque in gran parte delle incisioni storiche. Il bello è che, dal punto di vista vocale, le cose sono andate anche meglio di quanto osassi immaginare.

Intanto la protagonista è andata ben oltre l'altezza delle aspettative: nell'ultimo concerto tenuto a Palermo lo scorso anno era apparsa un po' stanca e non posso nascondere il timore per la tenuta vocale in un'opera così impegnativa. Mariella Devia invece è stata assolutamente strepitosa, sfoderando il volume e il suo tocco personale, che talvolta indulge agli accenti delle regine donizettiane (penso soprattutto a Vanne sì, mi lascia, indegno), ma è sempre misurato ed elegantissimo. D'altra parte, ciò che ha proprio funzionato alla perfezione è stato l'incastro con l'Adalgisa di una Carmela Remigio che porta con sé l'eleganza della sua esperienza mozartiana ed è in stato di grazia (oltre che davvero bellissima): i due soprani hanno intessuto momenti di autentico incanto e, intensissime e straordinariamente dotate di musicalità, hanno commosso sinceramente la platea, che ha risposto con entusiasmo e tributando il giusto plauso.

Sul versante maschile, l'incanto viene un po' meno. Intanto non amo in modo particolare lo stile del Pollione di John Osborne, tutto a frasi staccate, voce un po' metallica, per quanto intonatissimo e in ruolo (anche per temperamento). Va detto che, tanto il terzetto di chiusura del primo atto, quanto il duetto finale l'hanno in buona parte riscattato. Mi è piaciuto comunque di più l'Oroveso di Luca Tittolo, sebbene nutra qualche dubbio sul timbro (amo bassi dalla voce più "bruciata"), spero di vederlo in altri ruoli. Molto brava la Clotilde di Maria Mirò e gioca bene le sue carte anche il Flavio di Manuel Pierattelli, bel ragazzone spigliatissimo.

Colgo l'occasione per annotare le mie impressioni sulla regia di Luigi Di Gangi Ugo Giacomazzi: tutta basata su qualche misurata acrobazia e sui fili e le linee, come sbozzate a matita: a differenza di altri allestimenti nei quali diversi punti rimangono piuttosto oscuri, o almeno non chiarissimi, qui il senso dell'accampamento di barbari è chiaro (anche se l'avrei preferito per una Medea) e la scena rimane evocativa, trasformandosi di volta in volta in modo funzionale (anche se viene il dubbio che si tratti di un adattamento in uno spazio diverso da quello per cui era stato pensato o di uno spettacolo che può ancora rodare). Come dire che, pur non essendomi sintonizzato appieno, non lo trovo un disturbo per la fruizione dell'opera e credo che nessuno degli interpreti sia stato penalizzato, anzi.

A capo dell'Orchestra del Teatro Massimo, il sempre ottimo Gabriele Ferro, professionista di prim'ordine, di cui però non ho apprezzato in modo particolare la sinfonia per l'equilibrio tra fiati e archi (per quella che è la mia esperienza d'ascolto, esiste una modalità precisa di dirigere Bellini che mi prende di meno). Va detto, però, che c'è stato un buon equilibrio tra strumenti e voci e i cantanti hanno potuto contare su un eccellente sostegno musicale. Inoltre, confermo la mia debolezza per il coro di Palermo negli ultimi anni, che garantisce sempre un'ottima prova: il risultato finale, specie nei momenti d'insieme, emoziona sempre e la Norma di Bellini è un successo.

Roberto Oddo

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