Charlie Chaplin, Il Grande Dittatore

Charlie Chaplin - Il Grande Dittatore
I luoghi e i personaggi hanno nomi fantastici e insieme del tutto trasparenti: in quest'apparente contraddizione sta tutta la genialità de Il Grande Dittatore (1940, tit. or. The Great Dictator). Se fosse stata una storia favolosa, una vicenda qualsiasi frutto di una fantasia troppo fervida, non sarebbe stata meno assurda e rocambolesca. E invece è la realtà, è quello che è accaduto e ancora è niente in confronto a ciò che si verificherà negli anni successivi. Dopo aver affrontato alcuni degli aspetti più equivoci dei suoi tempi, in particolare della modernità, Charlie Chaplin ci regala questa parodia di ciò che l'uomo può diventare, effimero e implacabile come un dittatore qualsiasi, un dittatore con le più sconvolgenti debolezze e banali manie di grandezza.

Hitler è, ne Il Grande Dittatore, un personaggio bipolare, un bambino che indossa le vesti dello spietato monarca e rimane insufficiente, ridicolo, stupido, alle prese con un popolo fanatico che eccita tutta la sua violenza e non sa che farsene: un popolo che si lascia sedurre con pari facilità dalla guerra come dalla pace. Un bambino che fa la parodia di ciò che può diventare il potere. Di contro, un suo sosia che vive nel ghetto, un miserabile senza arte né parte, pur non pensandoci affatto, prende il suo posto, dando luogo alla più tradizionale delle commedie classiche, quella dei gemelli identici - dello stesso tipo di quella che molti decenni dopo sarebbe stata declinata ironicamente anche dal Benigni di Johnny Stecchino con quel suo fenomenale "non me sumigghia pi nnenti". Ora, invece, è il barbiere ebreo a non riconoscersi... ma non tanto in Hitler, il grande dittatore di cui è copia conforme, bensì nell'uomo dei suoi tempi.

Charlie Chaplin - Il Grande Dittatore (Discorso all'umanità)
Basti guardare, e riguardare e riguardare, il discorso finale del film, per rendersi conto di come l'intento "umanistico" di Chaplin trovi qui la sua declinazione più grandiosa e toccante. Gli esseri umani, che avrebbero tutto per guadagnare la felicità, si perdono perché ciò che hanno ottenuto nei secoli provoca in loro paralisi, ottenebramento e l'esasperarsi degli stimoli più bassi e immorali. Il problema non è la modernità, ma l'aver dimenticato la fatica e la sofferenza per arrivare fin lì. Moralista, nel senso più alto e autentico del termine, ennesimo spaccato sulla pace e sul bisogno d'amore e di gioia, Il grande dittatore di Charlie Chaplin è ancora oggi un film illuminante e modernissimo: sotto forma di comiche, ripropone scandalosamente l'attualità politica e culturale dei suoi tempi privilegiando l'occhio di chi è marginale e viene trascinato, suo malgrado, nella follia dell'odio e della guerra.

Roberto Oddo

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