Bufale e negazionismo: il caso ceceno

[LGBTQI] Il tempo non è l'unico garante del negazionismo: sebbene, per ovvie ragioni, sia un viatico preferenziale, non è necessario che muoiano i testimoni di una strage per cancellare un evento dai libri di storia. Già adesso c'è chi negherà l'orrore della tortura cecena ai danni di un centinaio di omosessuali o presunti tali, esattamente come si spaccia per mitomane ogni sopravvissuto ai campi di concentramento. Temo però che oggi ci sia una spinta in più a mettere in dubbio quanto si dice stia accadendo in Cecenia: mi riferisco all'abuso di bufale via web. Come faccio a credere a un simile orrore, come a qualsiasi cosa, se sono continuamente bombardato da notizie di cui devo decidere se siano vere o false? Più frequentiamo i social, più siamo costretti a compiere delle scelte di senso, laddove mezzi e ragione non ci aiutano, perché non possiamo sapere tutto, né accertarcene, anche quando è nostro preciso dovere tentarci.

Dal governo di Groznyj si afferma che in Cecenia non ci sono omosessuali. Il negazionismo sta già sparando le sue cartucce a un doppio livello (la consistenza dell'evento e l'esistenza stessa delle vittime), mentre le diverse comunità LGBT internazionali e le associazioni per i diritti umani muovono i loro primi passi per affrontare il problema. Se la notizia dei campi di concentramento per omosessuali fosse vera, saremmo di fronte al ripetersi dell'orrore dell'olocausto. Oggi, nel 2017, e con la consapevolezza di quello che sono stati i Lager e i Gulag. Detto questo, cercare di capire è politicamente corretto? Si possono mettere in dubbio determinate notizie senza sentirsi accusati di complottismo? Possibile che, parallelamente all'accumularsi di bufale, l'atto del discriminare tra vero e falso corrisponda in tutto e per tutto a una resa o venga preso per altro tipo di discriminazione? (stando a diversi commenti di Facebook, direi di sì).

Difendere una causa non significa in nessun caso concedere un lasciapassare indiscriminato a ogni notizia. E questo senza nulla togliere alla necessità degli appelli e degli interventi di buona parte delle comunità LGBT e di diritti umani che in questi giorni si stanno muovendo coraggiosamente e attivamente a fianco dei cittadini ceceni (vedi la campagna #iononesisto di CondividiLove). Soprattutto, senza voler giustificare, in nessun caso e per nessuna ragione, la minima violenza fattuale o anche solo verbale da parte delle autorità statali a un essere umano. Dobbiamo documentarci, non accumulare riformulazioni degli stessi articoli rimestati qua e là: cercare, leggere e capire, e non spiegare un evento così drammatico con quello che già sappiamo o riteniamo di sapere o prendendocela con la politica realmente omofoba di Putin. Le cose forse sono più complesse e riconoscerne l'ampiezza, cercare di esplorarla senza piangerci addosso, ci fa solo bene come donne e uomini impegnati a difendere una causa ineludibile di diritti umani.

Un articolo sui fatti ceceni (in francese)
Una query di ricerca sui fatti ceceni (in Inglese) su Google
Un articolo di Repubblica
Pier Cesare Notaro: Gay perseguitati in Cecenia. I media siano più responsabili
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