Jonathan Franzen, Le correzioni

È una famiglia come molte altre. Un padre, una madre, tre figli, ovvero cinque destini diversi in un'America fin de siècle che forse è la vera protagonista del romanzo di Jonathan Franzen. Le correzioni (2001, tit. or. The Corrections), bestseller e longseller nonostante la mole (600 pagine che si sentono tutte), è un apologo sulle scelte di vita e sulla felicità che si riesce a racimolare dalla propria vita e dall'appartenenza reciproca.

Jonathan Franzen, Le correzioni, Einaudi (trad. Silvia Pareschi)
Il padre, Alfred, è malato di Alzheimer e vive nel suo mondo, una solitudine allucinatoria e potente che i parenti non riescono ad esplorare e rischia di esplodere loro tra le mani. Un tempo era un uomo concreto e geniale, un uomo onesto con un incarico importantissimo nelle ferrovie che a un certo punto ha lasciato senza una ragione precisa. La madre, Enid, è mite e ossessiva insieme, incapace di gestire il marito, pur amandolo dal profondo di se stessa, da sempre. La donna. «che "sopravvive" aspettando con ansia le cose, e che ama il Natale come altri amano il sesso», vorrebbe trascorrere un'ultima festa con i suoi figli, prima di ritirarsi nella disperata e arrendevole solitudine senile della coppia. Ma loro hanno in serbo dell'altro. Chip, l'intellettuale scriteriato e dolcissimo, sessuomane e sfortunato, si arrabatta tra un lavoretto e l'altro, cercando di giustificare i malintesi in cui sono caduti i suoi genitori in merito ai suoi presunti trionfi professionali (e intanto finisce a Vilnius a truffare investitori occidentali). Denise, la cuoca di successo vero, bellissima, conduce una vita che certo non somiglia neanche per sbaglio al modello che si immaginava di dover seguire e ha intrapreso diverse storie con uomini sposati, per non parlare di una relazione molto passionale con la moglie di un suo ex amante. Infine Gary, il più "quadrato" di tutti, l'intransigente, il bel Gary, l'uomo che sa cavalcare gli affari e la vita, ma ha sposato Caroline, una donna splendida e un po' fatua che non ama i suoceri e tutto farebbe tranne che passare il Natale in casa loro, così manovra i figli perché il marito rimanga isolato e il progetto salti.

La forza di Jonathan Franzen sta tutta nella graffiante capacità di ritrarre i personaggi e le loro vite, più che le storie. Le correzioni, anzi, è un romanzo molto bello, ma che non "tiene" moltissimo, spesso si dilunga e, nonostante pagine memorabili, non ha il dono dell'essenziale. Diversi personaggi, inoltre, più che lasciarsi scoprire, sembrano mutare tinta e voce nel corso della narrazione (penso soprattuto a Chip e Denise): l'effetto è quello di un libro, sì, molto appagante, ma dispersivo, forte e non proprio lieve (alcune pagine, sia pur intrise di graffiante ironia, richiedono un discreto stomaco per le persone più sensibili). Le correzioni di Jonathan Franzen è un romanzo claustrofobico, ma che ha nel tratteggio incisivo dei caratteri e nell'evocazione di uno spazio urbano e politico, di quello domestico (al limite del tattile, la casa di St. Jude!), di un'atmosfera interiore, punti di forza di una tradizione letteraria recente, ma consolidatissima e padroneggiata con assoluta maestria. Al limite del manierismo, direi.

Splendida la traduzione di Silvia Pareschi per l'edizione Einaudi.

Roberto Oddo

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